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Tsunami

Tsunami

Era il 2022.

Alessandro entra in ufficio. Collaboriamo da vent'anni, ci conosciamo. Quando entra con quella faccia lì, so che ha fatto qualcosa.

"Stanotte ho insegnato l'alfabeto farfallino a un'intelligenza artificiale."

Mi fa vedere. ChatGPT. Ancora molto basico. I primi vagiti. Ma si capiva. Era un inizio.

"Ok, tienilo d'occhio. Avvisami quando se ne potrà fare qualcosa di utile."

Poi sono uscito dall'ufficio e ho pensato: Speriamo che ci mettano un bel po' a tirar fuori qualcosa che serva. Io nel frattempo me ne vado in pensione. Magari questa me la salto.

Ho fatto male i miei conti.


Avevo 52 anni. Davanti a me c'erano ancora anni di lavoro. Parecchi. E dopo pochi mesi ChatGPT ha sfondato. Milioni di utenti in pochi giorni. Tutti a parlarne. Tutti a dire "cambia tutto". E io lì, fermo, a capire una cosa semplice: non avrei avuto scampo.

Questo è il momento in cui ho capito di essere al livello critico.

Non perché ChatGPT fosse una minaccia diretta a TechMakers. Non perché pensassi che l'AI mi avrebbe sostituito domani mattina. Ma perché ho capito che la mia speranza era sbagliata.

La speranza che bastasse tirare avanti. Che fosse sufficiente fare bene quello che sapevo fare. Che potessi arrivare alla fine senza dover cambiare di nuovo, senza dover ricominciare a imparare, senza dover rimettere in discussione tutto.

Quella speranza è andata a farsi fottere in pochi mesi.


Faccio software gestionale da trent'anni. Sono nato su un TI-99/4A, se sai cos'è capisci tutto.
Ho visto arrivare Amiga, DOS, Windows, Internet, il cloud, l'IoT, Industry 4.0. Ogni volta c'era da imparare, da adattarsi, da cambiare. E ogni volta l'ho fatto.

Ma stavolta era diverso.

Perché stavolta non era "un'altra tecnologia". Stavolta era la velocità. La velocità con cui le cose cambiano, la velocità con cui quello che sai diventa obsoleto, la velocità con cui arrivano player enormi con tecnologie che tu non hai e soldi che tu non puoi neanche immaginare.

E stavolta, per la prima volta, ho pensato: E se non ce la faccio?

Non è una domanda che ti piace farti quando hai 52 anni, un'azienda, dipendenti, clienti che contano su di te. Ma è la domanda.


Il livello critico non è quando crolla tutto. È quell'attimo prima.

È quando vedi arrivare lo tsunami e capisci che devi fare qualcosa, ma non sai cosa. È quando sai che le regole stanno cambiando, ma non hai ancora il nuovo manuale. È quando ti guardi intorno e vedi che tutti sono nella tua stessa situazione: imprenditori, giovani founder, manager, professionisti. Tutti su un terreno scivoloso.

Io ho capito di essere al livello critico quella mattina del 2022, quando ho pensato di poterla saltare. E ho capito che non avrei potuto.

Non perché fossi vecchio. Non perché non sapessi fare il mio lavoro. Ma perché il gioco stava cambiando, e io stavo ancora giocando con le vecchie regole.


Cosa ho fatto dopo?

Non ho trovato la risposta. Non c'è una risposta.

Ma ho smesso di sperare che passasse. Ho smesso di pensare che bastasse tirare avanti. Ho iniziato a chiedermi: Se lo tsunami arriva, come voglio affrontarlo?

E da quella domanda è nata Kairos AI. Una startup fondata a ottobre 2025, tre anni dopo quella mattina. Un software che usa l'intelligenza artificiale per la gestione predittiva della liquidità aziendale.

Non è la soluzione. È un tentativo. È il mio modo di dire: ok, lo tsunami c'è, e invece di sperare che mi salti, ci provo a cavalcarlo.

Scegliamo un tema, applichiamogli esperienza, AI, tecnologia e vediamo cosa succede.

Non so se funzionerà. Non so se sarà sufficiente. Ma so che è meglio che stare fermo.


Ti racconto questa storia non per dirti cosa fare. Ti racconto questa storia perché forse anche tu sei al livello critico e non lo sai ancora.

Forse anche tu stai sperando che passi. Che basti tirare avanti. Che quello che sai fare oggi sarà sufficiente domani.

E forse anche tu, come me, hai fatto male i tuoi conti.

Non è una questione di età. Non è una questione di settore. È una questione di velocità. Di quanto velocemente il mondo sta cambiando, e di quanto velocemente tu sei disposto a cambiare con lui.

Io non ho risposte. Ho solo una consapevolezza: siamo tutti su un terreno scivoloso.

E l'unica cosa che possiamo fare è ammetterlo, guardarci negli occhi, e ragionarci insieme.


Prima dello tsunami, il mare si ritira.

La spiaggia si allarga. L'acqua scopre fondali che non si vedevano. C'è un momento di silenzio. Di calma anomala.

Quasi nessuno sa cosa sta per succedere.

Quasi nessuno collega le due cose.

Io il mare l'ho visto ritirarsi nel 2022, quella mattina con Alessandro.

E tu?